Domenica, 19 Novembre 2017

Un misterioso Monaco captava immagini e suoni dal passato. Il CRONOVISORE

La storia di Pellegrino Ermetti, un monaco benedettino vissuto in Italia tra il 1925 ed il 1994 è ricca di mistero. La cultura di Pellegrino Alfredo Maria Ernetti è notevole ed indiscutibile, era infatti, oltre che un monaco anche un musicologo, scienziato, teologo, ma soprattutto era l' ESORCISTA ufficiale della diocesi di Venezia.

 

 

 

Durante un intervista, Pellegrino Ernetti, nel 1972 dichiara di aver studiato e realizzato in collaborazione con Enrico Fermi e il tedesco Wernher von Braun, un dispositivo in grado di riprodurre suoni ed immagini di eventi avvenuti nel passato. Egli definì questa invenzione "Macchina del Tempo", ma in seguito è diventata nota con il nome di CRONOVISORE. Nelle prime interviste inerenti il Cronovisore, Ernetti dichiarò di aver visto una rappresentazione del "Tidone" avvenuta nel 170 avanti Cristo e di aver udito le voci di Napoleone Buonaparte e Benito Mussolini. Addirittura il monaco sostenne di aver visto e fotografato il volto di Gesù durante la crocifissione.

La macchina di Ernetti sarebbe in grado, con l'aiuto di antenne auto-orientanti, di captare le radiazioni, l'energia dei fatti svolti in passato. Qualunque azione, secondo Ernetti, produrrebbe energia che con il tempo si affievolisce ma non scompare mai del tutto. Il Cronovisore sarebbe in grado di captare questa energia residuale e poi trasformarla in immagini e suoni. Nella famosa intervista del 1972, Pellegrino Ernetti sostenne che

 

«L'intera elaborazione (delle immagini e dei suoni, ndr) si basa su un principio di fisica accettato da tutti, secondo il quale le onde sonore e visive, una volta emesse, non si distruggono ma si trasformano e restano eterne e onnipotenti, quindi possono essere ricostruite come ogni energia, in quanto esse stesse energia.»

 

 Ma cosa vide Pellegrino Ernetti con la sua invenzione? Quando questa domanda gli fu posta da François Brune, uno scrittore e religioso francese, egli rispose:

«[...] per prima cosa (abbiamo voluto) verificare che quello che vedevamo fosse autentico. Così iniziammo con una scena abbastanza recente, della quale avevamo buoni documenti visivi e sonori. Regolammo l'apparecchio su Mussolini che pronunciava uno dei suoi discorsi. Poi risalimmo nel tempo, captando Napoleone e se ho ben compreso quello che diceva, era il discorso con il quale annunciava l'abolizione della Serenissima Repubblica di Venezia per proclamare una Repubblica Italiana. Successivamente andammo nell'antichità romana. Una scena del mercato ortofrutticolo di Traiano, un discorso di Cicerone, uno dei più celebri, la prima Catilinaria. Abbiamo visto e ascoltato il famoso: "Quousque tandem Catilina". I suoi gesti, la sua intonazione... com'erano potenti. E che fantastica oratoria!»

Parlando della passione di Gesù Cristo disse:

«Vidi tutto. L'agonia nel giardino, il tradimento di Giuda, il processo... il calvario.»

Arrivò anche a dichiarare di aver preso una istantanea ravvicinata e dettagliata del volto di Cristo, che poi mostrò allo scrittore.

Sostenne poi di aver asssistito alla rappresentazione del Tieste nel 170 a.C., una tragedia perduta del poeta latino Ennio e di aver completato l'opera trascrivendo le parti mancanti.

SMASCHERATO? Di certo dichiarazioni così roboanti non potevano non attirare l'attenzione di scienziati e studiosi per lo più scettici, così le dichiarazioni di Padre Pellegrino Ernetti furono "passate ai Raggi X".

Per prima cosa fu fatta notare la totale assenza di testimoni, men che meno attendibili. Enrico Fermi ed Agostino Gemelli erano morti ormai da tempo, mentre il tedesco von Braun (morto nel 1977), aveva sempre vissuto in un regime di stretta sorveglianza per proteggere la sua persona dai Nazisti prima e dagli Americani successivamente. Difficile dunque che il tedesco abbia collaborato con Ernetti. In più Pellegrino racconta di aver avuto un esperienza di "comunicazione con il mondo dei defunti" proprio con Agostino Gemelli.

 

L'eccezionale immagine del volto di Cristo non era nient'altro che una fotografia del di una scultura lignea, 1931 dello scultore spagnolo Lorenzo Coullaut Valera. Tale "scoperta" fu fatta da un lettore che inviò una lettera alla rivista "Il Giornale dei misteri"(n. 17 del 72). 

Gli andò male anche con Il Tieste. La studiosa Katherine Owen Eldred dimostrò che le presunte parti mancanti erano minime rispetto all'opera così come è arrivata ai giorni nostri. In più, queste erano scritte con un latino ben più recente di quello che avrebbe dovuto essere. Del Cronovisore, naturalmente, non c'è traccia. Una leggenda metropolitana lo vorrebbe nei sotterranei del Vaticano. Neanche per questa affermazione, infatti, esiste un riscontro.

 

 

 

 

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