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Perché non ricordiamo di essere stati bambini?

Perché non ricordiamo di essere stati bambini?

Se non ricordi la tua prima o seconda festa di compleanno, o tutta una serie di altri eventi accaduti nella prima infanzia, non sei solo. È del tutto normale dimenticare le prime esperienze di vita, nonostante la loro natura cruciale e influente. Il fenomeno prende il nome di amnesia infantile. Ma perché non ricordiamo di essere stati bambini?

In gergo scientifico si chiama Amnesia Infantile

La maggior parte degli adulti non riesce a ricordare i primi momenti della vita a meno che non si tratti di eventi in qualche modo rafforzati da altri eventi che spesso li raccontano, o che questi ricordi non siano innescati da fotografie o da altri stimoli.

Si tratta di un fenomeno che gli scienziati chiamano amnesia infantile. Questa amnesia potrebbe portarti ad essere in grado di ricordare e descrivere la tua seconda festa di compleanno in grande dettaglio per mesi dopo che è avvenuta, ma già un anno dopo quei ricordi potrebbero essere sbiaditi fino a perdersi del tutto.

Qual’è la causa dell’Amnesia Infantile?

I ricercatori indicano come possibile colpevole un alto tasso di ricambio dei ricordi infantili. Tutta una serie di nuove esperienze da bambini ci porterebbe semplicemente “a dimenticare” qualcosa per far spazio a nuovi ricordi.

Da uno studio condotto, bambini fino all’età di 3 anni erano in grado di ricordare eventi significativi accaduti loro nell’ultimo anno. L’alto tasso di ricordo è continuato fino all’età di 7 anni, con i partecipanti allo studio che ricordavano fino al 72% degli stessi eventi che ricordavano da bambini di 3 anni. Già a partire dall’età di 8 o 9 anni, tuttavia, la maggior parte dei soggetti ricordava solo il 35% delle esperienze di vita che aveva descritto in modo così vivido quando aveva 3 anni.

L’organizzazione dei ricordi

I ricercatori hanno scoperto, poi, che dai 7 anni in poi, i bambini cominciano a memorizzare i ricordi in modo più lineare e organizzato, collegandoli al concetto di tempo e spazio. Per quanto concerne la linearità dei ricordi, i bambini iniziano a collegare gli eventi in base a quando si sono verificati, formando una sorta di narrazione continua della loro vita. Ad esempio, anziché ricordare eventi in modo frammentario o isolato, iniziano a collegare ciò che è accaduto in una sequenza: cosa è successo prima, poi, e dopo. L’organizzazione dei ricordi implica invece che i bambini cominciano a comprendere e a utilizzare concetti come il tempo e lo spazio per dare un senso ai loro ricordi. Ad esempio, possono ricordare un evento particolare collegandolo a un luogo specifico (come la loro casa o la scuola) o a un momento preciso (come il loro compleanno o un giorno di festa).

Tuttavia, con l’insorgere di questo modo di memorizzare i ricordi si presenta una sorta di effetto collaterale: l’oblio indotto dal recupero. Si tratta di un processo in cui, il ricordare alcuni eventi specifici e inserirli in questa linea temporale, porta i bambini più grandi e gli adulti a dimenticare alcuni dei loro primi ricordi. In altre parole, mentre organizziamo e ricordiamo certi dettagli di eventi specifici, alcuni dei nostri ricordi più vecchi possono essere dimenticati.

Per capire bene perché non ricordiamo di essere stati bambini, dobbiamo prima comprendere come le nostre prime esperienze vengono impresse nel cervello.

La memoria semantica dei neonati

I neonati possono fare affidamento sia sulla memoria semantica che su quella episodicaLa memoria semantica riguarda fatti e informazioni generali che non sono legati direttamente alle nostre esperienze personali. Esempi di memoria semantica includono il conoscere i nomi dei colori, le date di eventi storici, o il significato di parole. Queste informazioni sono generali e astratte, non legate a un particolare momento o luogo nella tua vita personale. Al contrario, la memoria episodica è profondamente personale e legata a specifici eventi della nostra vita. Si tratta di ricordi di esperienze e eventi che abbiamo vissuto direttamente. Ad esempio, come ti sei sentito il primo giorno di scuola o dove ti trovavi e cosa stavi facendo l’11 settembre sono esempi di memoria episodica. Questi ricordi sono spesso dettagliati e includono informazioni su quando e dove l’evento è accaduto, così come le emozioni e i pensieri associati ad esso.

Nel corso del tempo, la memoria episodica può trasformarsi in memoria semantica. Questo processo implica che i dettagli specifici e personali di un’esperienza possono sbiadire o essere dimenticati, ma l’informazione generale o il concetto che hai appreso da quell’esperienza rimangono. In sostanza, non ricordi l’esperienza specifica che ti ha insegnato un concetto, ma conservi l’informazione che hai appreso.

Questo passaggio dalla memoria episodica alla memoria semantica è un esempio di come il nostro cervello elabora e conserva le informazioni nel tempo, estraendo concetti generali da esperienze specifiche.

Il lavoro dell’Ippocampo

Gli scienziati pensano che il motivo per cui non riusciamo a ricordare gli eventi della nostra infanzia potrebbe essere legato al modo in cui i ricordi vengono archiviati e consultati. Sia i ricordi semantici che quelli episodici sono immagazzinati in varie regioni della superficie del cervello, conosciute come corteccia, ma è solo dai 2 ai 4 anni che l’ippocampo del cervello comincia collegare tutte queste regioni distinte in un’unica fonte centralizzata di informazioni. Queste connessioni consentono ai bambini – e agli adulti – di avere ricordi a lungo termine.

Questa finestra sui ricordi della prima infanzia spiega davvero Perché non ricordiamo di essere stati bambini?

Uno studio del 2014 ipotizza che siano i circuiti del nostro cervello a limitare la nostra capacità di ricordare l’infanzia.

Una ricerca pubblicata sulla rivista “Science” ha esplorato un processo molto particolare che avviene nel cervello dei neonati, ovvero la continua formazione di nuove cellule cerebrali.

Il cervello, durante tutta la vita, non smette mai di produrre nuove cellule, in un processo chiamato neurogenesi. Questo processo è però particolarmente intenso nei bambini, dove avviene a un ritmo molto più veloce rispetto agli adulti. La regione del cervello dove si verifica principalmente questa produzione di nuove cellule è l’ippocampo. L’ippocampo è una parte cruciale del cervello per la memoria, perché è l’area su cui ci affidiamo per accedere a tutti i ricordi che abbiamo conservato.

Quindi, questo studio suggerisce che la rapida produzione di nuovi neuroni nell’ippocampo dei bambini potrebbe avere un impatto sulla loro capacità di conservare i ricordi a lungo termine. Questo potrebbe aiutare a spiegare perché gli adulti hanno spesso difficoltà a ricordare eventi dalla loro primissima infanzia, un fenomeno noto come amnesia infantile.

Gli ambidestri ricordano meglio

Nonostante le molte ricerche sulla prima infanzia, non si è riusciti ancora a fornire risposte definitive su quando, esattamente, perdiamo i ricordi di quando eravamo bambini. Anche nella tua cerchia di amici, è probabile che ci siano coloro che riescono a ricordare le esperienze dell’infanzia in modo più vivido, e a partire da un’età più precoce, rispetto ad altri.

Un’ipotesi intrigante è che la capacità di ricordare di essere stati bambini possa essere collegata all’essere mancini e destrimani.

Uno studio pubblicato sulla rivista Neuropsychology ha suggerito che le persone in grado di utilizzare indifferentemente la mano destra e la mano sinistra potrebbero essere in grado avere più facilmente accesso a ricordi d’infanzia formati in età precoce rispetto a coloro che sono esclusivamente destrimani.

In questo studio, proposto a circa 100 partecipanti universitari ambidestri e destrimani, è stato chiesto di scrivere due ricordi della prima infanzia. È stato loro detto che un ricordo doveva essere un evento che ricordavano personalmente, mentre l’altro doveva essere un evento raccontato loro dai genitori o da un altro testimone, che in seguito sarebbe stato verificato.

È emerso che gli ambidestri avevano ricordi risalenti ad un’età precedente rispetto ai ricordi dei destrimani. Il motivo? Si pensa che questo sia dovuto al fatto che soggetti destrimani possono avere una maggiore comunicazione tra gli emisferi del cervello.

L’amnesia infantile secondo Freud

Anche Sigmund Freud si domandò perché non ricordiamo di essere stati bambini. Freud fu in effetti uno dei primi a coniare il termine amnesia infantile. Sigmund Freud ipotizzò che la nostra incapacità di ricordare il tempo trascorso da bambini derivasse da ricordi repressi. La repressione dei ricordi, ha detto, era una mossa protettiva progettata per proteggere gli esseri umani dalle prime esperienze cariche di conflitti psicosessuali