Sabato, 21 Ottobre 2017

Mistero risolto: Ecco perché le scarpe si slacciano quando camminiamo

La ricerca sarebbe importante per lo studio del DNA umano. Studi condotti su questo importante fatto di vita quotidiana hanno rivelato che le forze che agiscono distintamente sul nodo e sui lacci delle scarpe quando siamo in movimento si combinano e fanno in modo che la scarpa si slacci. 

 «È come se due dita invisibili agiscano per sciogliere il laccio». Sono due le forze che si mettono quindi in azione per allentare il nodo fino a farlo definitivamente sciogliere. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno filmato con una speciale videocamera al rallentatore, un atleta in azione su di un tapis roulant. Si è giunti alla conclusione che in questa circostanza, il piede esercita una forza sette volte maggiore rispetto al semplice stare in piedi. Questa forza costringe dunque il nodo a contrarsi e rilassarsi, allentandolo leggermente. In più, quando la gamba si muove avanti e indietro, si verifica un'oscillazione dei lacci si verifica una forza inerziale sulle estremità libere delle stringhe, tirando il nodo già in parte allentato.

L'aggiunta pesi alle estremità libere dei lacci ha mostrato che il nodo si slegava più spesso, proprio perché le forze inerziali alle loro estremità diventavano maggiori.

La ricercatrice Christine Gregg ha dunque spiegato: «Per sciogliere la scarpa, tiro sull'estremità libera di una laccio ed il nodo si slega. Quando camminiamo e troviamo il laccio che pende a terra si è verificato lo stesso movimento. Le forze in gioco, però, in questo non sono create da una persona che tira l'estremità libera, ma dalle forze inerziali della gamba che oscilla avanti e indietro, mentre il nodo viene allentato dalla scarpa che ripetutamente colpisce il terreno»

Attenzione però a non sminuire questa ricerca. Il ricercatore Christopher Daily-Diamond, della University of California a Berkeley sostiene che: «In questa ricerca si è studiata una struttura annodata semplice, come il laccio di una scarpa. Non è però detto che queste teorie non possano essere applicate ad altre strutture annodate, come ad esempio il DNA o altre microstrutture che tendono a cedere in presenza di forze dinamiche. Questo potrebbe oltretutto essere il primo passo per capire come alcuni nodi sono migliori di altri, cosa che nessuno ha veramente spiegato».

 

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