Lunedì, 25 Settembre 2017

Il lato oscuro di Babbo Natale

Il lato oscuro di Babbo Natale

"Faresti meglio a stare attento, è meglio non piangere, meglio non tenere il broncio, ti sto avvisando: Babbo Natale arriva in città. No davvero. Voglio dire che... faresti meglio a guardarti le spalle!" (1934Santa Claus Is Coming to Town)

 

Se non ci fosse di mezzo "Babbo Natale" potrebbe sembrare senza alcuna difficoltà l'incipit di un film horror. Risalendo, tuttavia, a figure decisamente meno recenti del generoso pancione rosso vestito, il verso di questa celebre ed allegra canzone natalizia assume presto un tono cupo e minaccioso.

 

 

 

Le origini di Babbo Natale, in tutte le sue varianti nelle diverse culture, derivano tutte dalla stessa figura: San Nicola, vescovo di Myra (oggi Demre, in Turchia). Leggende vogliono che San Nicola ritrovò e riportò in vita cinque fanciulli, rapiti ed uccisi da un oste, diventando di fatto il protettore dei bambini. Esistono tuttavia altre leggende, che nella storia di questo personaggio, sono state messe in secondo piano, tant'è che oggi, San Nicola, Santa Claus, appare come l'incarnazione della gioia, della felicità e dell'altruismo nel periodo natalizio. Si dice, infatti, che durante la sua esistenza, San Nicola, abbia avuto a confrontarsi più volte anche con il demonio rendendo i suoi trascorsi senza dubbio più cupi. Un centinaio di anni prima che la sua figura fosse quindi stravolta dalle multinazionali a fini commerciali, (White Rock Beverages, per la vendita di acqua minerale nel 1915 e per la vendita di ginger ale nel 1923, fino alla versione di maggior successo della COCA-COLA negli anni '30) ai bambini di tutto il mondo, forse, non avrebbe fatto piacere ricevere la visita del predecessore di Babbo Natale.

Verso la fine dell'800, i bambini erano senza dubbio meno fortunati viziati e coccolati rispetto a quelli di oggi. Per ogni marachella si aspettavano una punizione rigida e non di rado anche corporale. Addirittura anche nelle fiabe le malefatte erano punite con la sofferenza fisica. Nella versione originale di "Biancaneve e i Sette Nani" alla matrigna cattiva vengono fatte indossare delle scarpe di ferro rovente costringendola a ballare fino alla morte. Non c'è dunque da stupirsi se, a quei tempi, Babbo Natale potesse avere anche dei tratti maligni.

Nella tradizione GermanicaSanct Herr Nicholaas, durante la consegna dei regali ai bambini, era accompagnato da un aiutante terribile: Zwarte Piet ("Pietro il moro"), talvolta identificato come il Diavolo in persona. Con un volto malvagio, corna, occhi di fuoco, una lunga lingua rossa e catene tintinnanti, Pietro il Moro aveva il compito di torturare i bambini cattivi scorticandoli fino all'osso. Bastava un semplice segnale di San Nicola ("Babbo Natale") per scatenare il demone che non di rado poteva anche rapire i bambini infilandoli nel suo sacco. Questo basta a dare un idea dello spirito con il quale i bambini attendevano l'arrivo di Sanct Herr Nicholaas.

L'autore del celebre "Il Mago di Oz", Lyman Frank Baum, scrisse un racconto meno noto: "The Life and Adventures of Santa Claus" dove si parla di Pietro il Moro come un Nano appartenente al "Piccolo Mondo", posto a guardia degli animali. Nella tradizione irlandese, gli esseri del "Piccolo Mondo", i folletti, sono angeli che nella lotta tra il bene ed il male avevano preso le parti di Satana. Una volta persa la battaglia con Dio, questi angeli ribelli sono stati condannati a rimanere con il elementi della Terra anziché essere gettati nell'inferno. Non si sa se Baum si sia ispirato effettivamente a questa tradizione, ma la connessione potenziale è comunque intrigante. Con il passare del tempo, tuttavia, la figura di Pietro il Moro è via via mutata fino a scomparire. Pietro il moro si trasforma da figura demoniaca in un umano, un nanetto basso e benevolo che aiuta Babbo Natale per poi, più tardi, uscire definitivamente di scena. 

 

Altrettanto spaventoso è il Babbo Natale finlandese, Joulupukki. Joulupukki (che letteralmente si traduce come Yule Capra), non era un essere umano. 

La tradizione della Capra di Yule,  scaturisce probabilmente dalla mitologia nordica, e dalle due capre che trainavano il carro di Thor attraverso il cielo. Ogni notte Thor uccideva le capre con il suo martello per cibarsene. Il giorno dopo, per mezzo dello stesso martello, Thor le riportava in vita in modo da poter riprendere il loro viaggio. Proprio in onore (o nel timore) della cattiveria del Dio Thor, si sacrificava una capra, durante le celebrazioni di Yule. Con il passare del tempo, tuttavia, la capra sacrificale è cambiata, trasformandosi in una capra antropomorfe che si aggirava di notte di casa in casa terrorizzando i bambini pretendendo cibo e regali. È verosimile che sia proprio questo caprone, noto come Krampus a dare origine alla figura di Pietro il Moro nei paesi del Nord Europa.

Nelle celebrazioni del Natale Finlandese, le persone che impersonano Joulupukki si abbigliano con vestiti fatti di pelle e indossano maschere fatte di corteccia d'albero.  Il travestimento servirebbe ad "allontanare gli spiriti maligni", ma in realtà si tratta soltanto di una buona scusa per andare di porta in porta chiedendo cibo e soprattutto alcolici. Altre rappresentazioni vedono persone travestite da capre sacrificali, simbolicamente macellati, per poi, alla fine, magicamente risorgere a vita. Youle la Capra è  ancora un popolare ornamento natalizio in Finlandia. Grosse decorazioni a forma di capra vengono bruciate in città al termine delle festività, mantenendo in vita la tradizione dei sacrifici di Thor.

Non è invece chiaro quando Joulopukki si sia distaccato dalla figura del malefico caprone per essere associato a quel signore generoso che distribuisce doni a Natale ma è indubbio che in Finlandia ad oggi entrambe le figure sono ancora presenti nella cultura finlandese.

 

 

 

 

 

 

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