Lunedì, 11 Dicembre 2017

"Je suis Charlie"? La vignetta sarebbe «Sarcasmo contro i razzisti»

 

Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese dall'humor irriverente, noto soprattutto per l'attentato del 7 gennaio 2015 ne ha combinata un'altra delle sue. Se dopo i fatti del 2015 Charlie Hebdo era diventato simbolo di libertà di stampa, qualche critica comincia ad arrivare dopo una vignetta dedicata alle violenze di Colonia, dove viene tirato in ballo uno dei simboli delle tragedie vissute dai migranti: la morte del piccolo Aylan sulle spiagge turche.

 

 

aylanAylan era un bambino, di 3 anni. Il piccolo stava fuggendo con la famiglia da Kobane, quando l'imbarcazione sulla quale viaggiava con tutta la famiglia è naufragata ed Aylan è annegato. La tragedia, grazie anche ad una foto simbolo, diventerà in seguito icona delle tragedie dei migranti. Nell'edizione di questa settimana, il periodico francese Charlie Hebdo, pubblica una vignetta che ricollega Aylan con le violenze subite lo scorso capodanno da alcune donne a Colonia. «Cosa sarebbe diventato il piccolo Aylan se fosse diventato grande? Un palpeggiatore di sederi» Questo recita la vignetta che ha sollevato grandi polemiche nel mondo del web. Naturalmente se da un lato sono piovute le critiche ("è una vignetta razzista", "sono a favore della satira, ma questa è disgustosa") ci sono stati commenti volti a difendere ancora una volta l'humor nero di Hebdo. Un giornalista del Financial Times su Twitter (@CGAThompson), difende la vignetta. CYmwo pW8AAQMMZ 1Secondo Christopher Thompson ancora una volta il vero obiettivo di Charlie Hebdo era quello di far riflettere. Si sarebbe trattato di sarcasmo nei confronti dei razzisti. Si prenderebbero in giro, insomma, tutte quelle persone dalla mente ottusa ed obnubilata dai preconcetti. La vignetta sarebbe quindi tutt'altro che di cattivo gusto, ma intelligente e sottile.

 

 

 

 

 

 

 

 

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