Lunedì, 26 Febbraio 2018

NOTIZIA VERA Sequestrata Italcarni di Ghedi: animali maltrattati e carne infetta – Bufale.net

Si tratta dello stabilimento di Ghedi, nel bresciano. Il comunicato stampa del Corpo Forestale di Stato conferma la presenza di salmonella e di alte cariche batteriche nella carne sequestrata.

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Il 7 ottobre 2015 è stato imposto il sequestro preventivo dell’Italcarni di Ghedi dalla Procura bresciana. La carne sequestrata dal Corpo Forestale di Stato sarebbe stata ispezionata e l’8 ottobre 2015 il Corriere riporta quanto segue:

Le analisi sono arrivate giovedì: livelli batteriologici 50 volte superiori al consentito. Nel menu dell’Italcarni di Ghedi, la macelleria sequestrata mercoledì 7 ottobre su ordine della Procura di Brescia, ci sarebbe carne con salmonella.

Le accuse mosse contro l’Italcarni? Maltrattamento di animali, di scarico illegale nelle rogge di scarti di macellazione e sangue. Ecco cosa riportava il Corriere nell’articolo del 7 ottobre:

Mucche trascinate sul pavimento del macello, fatte cadere dai muletti, spinte senza alcuna pietà, maltrattate anche nelle ultime ore di esistenza. Ma c’è di più. E se possibile anche più grave dei maltrattamenti di animale che ha fatto scattare ieri mattina il sequestro preventivo dell’Italcarni srl, in via Artigianale 42 a Ghedi, di proprietà di Ivonne Cosio (45%), Rina Lazzari (35%) e dell’amministratore unico Federico Osio (20%). Il sequestro disposto dalla procura (l’indagine è curata dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani) è finalizzato alla confisca.

E ancora:

I maltrattamenti avrebbero causato ferite negli animali che dovevano essere macellati, lacerazioni che si sono infettate: la carne che arrivava sui tavoli dei clienti della Italcarni (un punto vendita è proprio a fianco del macello) aveva una carica batterica importante. La procura l’avrebbe verificato grazie a una serie di accertamenti che sono stati effettuati sul prodotto venduto. Come prova per l’accusa ci sarebbero anche alcune riprese effettuate nel macello: qualche settimana fa, infatti, sarebbe scattato un sopralluogo alla Italcarni e gli uomini della polizia giudiziaria hanno piazzato alcune telecamere nascoste per riprendere quanto succedeva tra le mura del mattatoio.

Il 9 ottobre Brescia Today pubblica l’articolo dal titolo “Catene, batteri, mucche infilzate col muletto: i video shock dell’Italcarni“:

Confermata l’ipotesi che molti animali arrivassero ai cancelli dello stabilimento già morti, e chissà da quanto tempo. Per non parlare poi dei maltrattamenti che sarebbero diventati un’abitudine: bovini agonizzanti trascinati sul pavimento agganciati a delle catene, prese a bastonate per entrare all’interno del macello. Ma addirittura sollevate di peso con i bracci meccanici dei muletti, addirittura infilzate in un bagno di sangue.

Sarebbero queste le immagini riprese dalle telecamere che hanno permesso poi alla Forestale di effettuare il blitz. E pare che il pessimo trattamento subito dagli animali poi incidesse sull’effettiva qualità della carne: in alcuni campioni, sempre secondo la Procura di Brescia, sarebbero state trovate concentrazioni di batteri anche 50 volte superiori a quelle consentite dalla legge, tra cui la salmonella.

Gli indagati: sei in tutto, tra di loro anche due veterinari dell’Asl della Bassa. Si sarebbero occupati del monitoraggio ‘ufficiale’ del buon funzionamento della Italcarni, spesso chiudendo un occhio o forse due. Pare che comunque anche l’azienda si fosse attrezzata, e si fosse dotata di un accurato meccanismo per autocertificare la provenienza e la ‘salute’ della carne poi macellata

Il tutto è confermato dal comunicato stampa dell’8 ottobre 2015 pubblicato dal sito del Corpo Forestale dello Stato:

SICUREZZA AGROALIMENTARE: NEL BRESCIANO ADULTERAZIONE ALIMENTARE, COMMERCIO SOSTANZE NOCIVE E MALTRATTAMENTO ANIMALE

GESTORE DI UN MACELLO E PUBBLICI UFFICIALI SOTTO INCHIESTA
Comando provinciale di Brescia

Brescia, 8 ottobre 2015 – Il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Comando provinciale del Corpo forestale dello Stato di Brescia, su delega della Procura di Brescia, ha proceduto al sequestro preventivo di un’azienda di macellazione di Ghedi (BS) e all’emissione di avvisi di garanzia a carico del titolare dell’Azienda e di altri dipendenti per adulterazione e commercio di sostanze alimentari e nocive, frode nell’esercizio del commercio, maltrattamento di animali, attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Sono stati, inoltre, denunciati per adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari e per falso ideologico in atto pubblico alcuni medici del Servizio Veterinario A.S.L..
I provvedimenti sono scaturiti a seguito di un’intensa attività investigativa da cui è emerso che nel macello intensivo, nelle prime fasi della macellazione, i bovini venivano sottoposti a sevizie mediante pungolamento con forche o mediante l’ausilio di mezzi meccanici.
La carne, proveniente dalle macellazioni, non presentava inoltre le dovute caratteristiche igienico-sanitarie per la sua commercializzazione.
Il provvedimento è consequenziale alla perquisizione e al sequestro effettuati a maggio scorso dall’Autorità Giudiziaria.
Alle operazioni avevano partecipato, oltre alla Forestale, anche Veterinari ASL per la verifica delle situazioni di benessere animale e delle corrette procedure di macellazione, personale dell’ARPA di Brescia per quanto concerne la presenza di scarichi non autorizzati su un adiacente corso d’acqua e la Polizia Locale di Ghedi per quanto riguarda l’installazione all’esterno del perimetro aziendale di un impianto di video-sorveglianza non autorizzato.
Erano state sequestrate le partite di carne presenti in azienda e relativa documentazione poiché erano evidenti le pessime condizioni degli animali nonché le scarse condizioni igieniche che inficiavano la qualità delle carni, con potenziale pericolo per la salute pubblica se messe in commercio.
Il Pubblico Ministero titolare delle indagini, dr. Cassiani, aveva inoltre disposto il prelievo di aliquote di carne, e dai risultati delle analisi è emerso che le carni erano caratterizzate da una elevata carica batterica, in qualche caso anche di salmonella.

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