Martedì, 24 Aprile 2018

NON CONDIVIDERE “Massima condivisione. Devi fare la stessa fine”

ATTENZIONE, IMMAGINI FORTI Poche ore fa una nostra analisi vi chiedeva di non condividere un post virale che ritraeva una coppia, accusata (senza prove) di maltrattamenti su animali. I nostri lettori, ora, ci segnalano una seconda catena virale: Le tristi e cruente immagini mostrano un cane barbaramente...

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ATTENZIONE, IMMAGINI FORTI

Poche ore fa una nostra analisi vi chiedeva di non condividere un post virale che ritraeva una coppia, accusata (senza prove) di maltrattamenti su animali.

I nostri lettori, ora, ci segnalano una seconda catena virale:

Le tristi e cruente immagini mostrano un cane barbaramente sfigurato. Il post è condiviso ossessivamente da un profilo Facebook su diversi gruppi di allevatori di Pitbull. Come si può notare, abbiamo oscurato il nome della persona che il web accusa di tale barbarie, difatti il suo profilo è ora sotto attacco di shit-stormingflame. In allegato alle immagini troviamo uno screenshot:

Il dettaglio è stato catturato da una pagina web. Si tratta di un elenco di allevatori con affisso MCKCI (Middle Central Kennel Club of Italy, un club senza scopo di lucro) e accanto al nome della persona colpita dalla catena virale possiamo in effetti leggere che il marchio gli è stato revocato per maltrattamento animali.

Si tratta, però, della stessa persona? Non è dato saperlo.

Il nome è lo stesso, compreso quello della compagna. Il post virale, invece, non aggiunge informazioni. Non sappiamo, ad esempio, se la foto del cane martoriato sia riconducibile ai maltrattamenti di cui viene tacciata la persona in elenco su MCKCI e soprattutto non possiamo avere la prova dell’appartenenza del profilo Facebook alla stessa persona. Si tratta, insomma, di un post virale con parvenza di verità, ma che crea una gogna che può risultare pericolosa sia per il profilo segnalato, sia per chi ha creato la viralità.

In poche parole: il nome elencato su MCKCI corrisponde alla persona citata nel post virale, ma non esistono altre informazioni.

Vi chiediamo, dunque, di non condividere. Questo genere di post porta alle ingiurie scagliate come una sassaiola su profili che potrebbero non corrispondere alle persone cui si fa riferimento. Le conseguenze potrebbero essere di difficile gestione.

Facebook non è un tribunale, dunque non sostituitevi alle autorità competenti. Le violenze sugli animali sono una grave piaga del genere umano, ma non è questo il modo di combatterle.

Testa, non pancia.

Mai.

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