Domenica, 19 Novembre 2017

ALLARMISMO E DISINFORMAZIONE Controllate il palato dei vostri cani

Ci segnalano un post pubblicato il 5 novembre 2017 sulla pagina Facebook Toelettatori: Controllate il palato dei vostri cani! Questi coleotteri asiatici che sembrano delle coccinelle, una volta in bocca si attaccano al palato provocando molto dolore. non è bello, condividete per fare in modo che altri siano al corrente di queste orribili cose! È […]





Ci segnalano un post pubblicato il 5 novembre 2017 sulla pagina Facebook Toelettatori:

Controllate il palato dei vostri cani! Questi coleotteri asiatici che sembrano delle coccinelle, una volta in bocca si attaccano al palato provocando molto dolore. non è bello, condividete per fare in modo che altri siano al corrente di queste orribili cose!

È cosa nota che la pagina chieda di condividere non con l’intento di mettere in guardia gli utenti dal pericolo dei coleotteri asiatici, bensì intende raggiungere un numero consistente di pubblico, e le quasi 80.000 condivisioni ne danno dimostrazione. A dare una prima risposta, infatti, è la pagina Scienze Naturali in un post del 7 novembre firmato da Andrea Bonifazi:

Ci risiamo, per l’ennesima volta mi sento in dovere di smentire l’ennesima bufala (o “semibufala”) diventata virale.
E’ quasi tautologico: se una notizia è sensazionalistica, basata su insetti o altri invertebrati poco conosciuti e soprattutto se interessa “animali pucciosotti”, le condivisioni si sprecano, generando “pandemie social” che non fanno altro che diffondere timori infondati e false nozioni che uccidono la corretta divulgazione.
E cosa c’è di meglio di una combo micidiale che interessa salute dei cani e insetti alieni? Nulla, per un social come Facebook questo è il top, un mezzuccio per fare facili likes forse superato solo dalle foto di bambini malati con l’aggiunta di frasi del tipo “Se hai un cuore condividi”.

La notizia, ripresa da pochi giorni da diverse pagine, ma presente sui social da molto tempo e periodicamente riproposta, mostra la foto di una cane con la bocca aperta e con diversi Coleotteri sul suo palato, il tutto unito alla squallida didascalia “Controllate il palato dei vostri cani! Questi coleotteri asiatici che sembrano delle coccinelle, una volta in bocca si attaccano al palato provocando molto dolore non è bello, condividete per fare in modo che altri siano al corrente di queste orribili cose!”.
C’è solo un piccolo particolare: la foto è stata scattata 10 anni fa da un veterinario del Kansas e riguarda un singolo caso e mai ne sono stati segnalati di analoghi, quindi nessun allarmismo. C’è di vero che la piccola colonia di Coccinelle appartenenti alla specie Harmonia axyridis (la celebre “Coccinella asiatica” ormai tanto comune anche da noi) era saldamente rintanata sul soffice palato dell’anziano cane, forse a causa del comportamento gregario di questi Coleotteri durante i mesi freddi… e cosa c’è di più accogliente del caldo e umido palato di un cane? Ehm… tante cose, ma sorvoliamo…

D’altronde isolati e rari casi clinici, sia di ambito veterinario che umano, capitano, ma non vuol dire che essi rappresentino la norma. Viceversa, la specie H. axyridis è oggettivamente un problema anche da noi, ma non per i cani, tuttalpiù rappresenta una minaccia per la biodiversità, essendo una specie aliena.
Quindi, vi prego, prima di condividere una notizia, verificate le fonti, d’altronde una veloce ricerca in rete può risolvere molti problemi.

(© Andrea Bonifazi)

L’autore del post riprende l’invito che anche il nostro staff ha sempre portato avanti: un’immagine con didascalia, se postata in assenza di fonti, non è un’informazione.

Già nel 2015, infatti, Snopes pubblicava il suo fact-checking e scriveva che il caso era arrivato all’attenzione del pubblico già nel 2008, come descritto in un articolo del periodico Toxicon. Nel 2016, un caso accaduto a un cane di nome Bailey (NY Daily News) aveva scatenato la viralità social. La sua padrona, Frances Jiriks, l’aveva portato all’Hoisington Veterinary Hospital (Kake) in quanto l’animale schiumava dalla bocca, rifiutava il cibo e dava sintomi di eccessiva debolezza. La dottoressa Lindsay Mitchell aprì le fauci del cane e scoprì circa 40 coccinelle attaccate al palato.

Colpito dal caso, l’intero staff della clinica veterinaria decise così di pubblicare un post sulla pagina ufficiale e diffondere la foto. Il post non è più disponibile, ma troviamo uno screenshot in un articolo del Daily Mail:

La foto divenne, appunto, virale e scatenò l’allarme tra tutti i possessori di cani. La dottoressa Mitchell dovette dichiarare che l’intenzione non era quella di spaventare i cittadini (Gb tribune). Per spiegare il caso del cane Bailey bisognava ricorrere all’infestazione che in quel tempo era in corso per la Contea di Barton (Kake).

Come sempre accade in questi casi, però, i contenuti sfuggono di mano e vengono presi in possesso da viralizzatori e mendicanti del web. Il 2 novembre 2016 Daily Treat pubblicava un articolo in cui veniva riporta la risposta dell’AVMA (American Veterinary Medical Association) al dilagante allarmismo diffusosi nella rete:

This is going around on Facebook and causing a bit of panic, so here’s the real scoop: there are invasive Asian ladybugs that can cause problems, but our “regular” ladybugs DO NOT. So there’s no need to panic and pry open your dog’s mouth to look for zombie ladybugs.

And we’ll say this again…if you have ANY questions or concerns about your pet’s health, your veterinarian is your best source of information!

In poche parole: esistono coccinelle asiatiche in grado di creare problemi, ma non è il cso delle “regolari” coccinelle. È dunque necessario evitare di controllare compulsivamente la bocca del cane alla ricerca di coccinelle zombie. Si consiglia, inoltre, – sempre nel post dell’AVMA – di lasciar perdere i post su Internet e di rivolgersi al proprio veterinario per qualsiasi informazione.

Ciò che, del resto, consigliamo anche noi. In conclusione: il post di Toelettatori è un post allarmista e che disinforma, diffondendo il panico tra i possessori di cani per un caso esistito ma non con la frequenza che gli autori vogliono intendere, tanto meno in Italia.

 

 


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