Domenica, 22 Ottobre 2017

BUFALA Non accettare la richiesta di amicizia di M. L. C. È un hacker

Sì, ci risiamo. Abbiamo speso il nostro tempo, grazie alle vostre preziose segnalazioni, a trattare i precedenti casi dell’hacker misterioso di cui il viralizzatore fa nome e cognome. È servito a poco, e possiamo affermarlo non tanto dall’insistenza dei perditempo che creano tempestivamente queste catene snervanti e illogiche, consapevoli della bufala che vanno a diffondere, […]

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Sì, ci risiamo. Abbiamo speso il nostro tempo, grazie alle vostre preziose segnalazioni, a trattare i precedenti casi dell’hacker misterioso di cui il viralizzatore fa nome e cognome. È servito a poco, e possiamo affermarlo non tanto dall’insistenza dei perditempo che creano tempestivamente queste catene snervanti e illogiche, consapevoli della bufala che vanno a diffondere, quanto per l’ostinazione che una certa fetta di utenza impiega nel credere e diffondere questi messaggi privi di fondamento. “Non si sa mai, io inoltro”, dicono.

Dì a tutti i contatti della tua lista di Messenger di non accettare la richiesta di amicizia di M******* L****** C*********. È un hacker e ha collegato il sistema al tuo account di Facebook. Se uno dei tuoi contatti lo accetta, verrai attaccato anche tu, quindi assicurati che tutti i tuoi amici lo conoscano. Inoltralo come ricevuto.

Tieni premuto il dito sul messaggio. In basso al centro si presenterà l’icona di “inoltra”. Clicca sopra e si presenterà la lista dei tuoi contatti. Clicca sul nome, invia. Grazie.

Il fenomeno resta lo stesso: l’hacker di turno è in grado di seminare il panico tra i profili Facebook. Se anche uno solo dei vostri contatti accetta la sua richiesta di amicizia è la fine anche per voi. Un vero peccato per il buonsenso, se consideriamo che lo stesso messaggio riguardava una volta J.K.S, una volta Tizzanini, un’altra Jitou e via discorrendo. Si tratta dunque dell’ennesimo falso messo in rete per motivi ancora da chiarire.

Dietro il viralizzatore potrebbe nascondersi un semplice burlone, ma anche una persona realmente intenzionata a scatenare una caccia all’uomo contro qualcuno con il quale ha avuto dei dissapori e sul quale intende dunque vendicarsi. Sì, perché noi omettiamo il nome della persona spacciata per hacker, ma la Catena di Sant’Antonio fa il giro del web senza censure e dunque con il nome posto in chiaro. Per esperienza possiamo sostenere – e la maggior parte di voi può darci ragione – che diffondere le generalità di una persona attribuendole fatti riprovevoli non è solo un atto vile, bensì è anche pericoloso per l’incolumità e del soggetto nominato dal viralizzatore e dei suoi omonimi. I creatori di questo genere di bufale, poi, chiedono sempre l’inoltro o il copia-incolla del loro messaggio, così da rendersi irraggiungibili quando scattano le ricerche dell’origine della catena.

Vi consigliamo, ancora una volta, di ignorare messaggi che riportano nomi e cognomi di persone di cui non avete prova delle loro faccende, se non un semplice testo inoltrato da un vostro contatto.

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