Giovedì, 21 Settembre 2017

BUFALA Gli Hunza: vivono fino a 150 anni, non conoscono il cancro, e partoriscono a 65 anni – bufale.net

Chi vi scrive in questo momento è molto affezionato a questa bufala: infatti una delle sue varianti è stata tra i primi testi che ha affrontato. Stiamo parlando dell’ennesima variante degli Hunza, ovvero Burusci, ovvero i Superman e le Wonder Woman del complottismo. Di racconto in racconto questi Hunza acquisicono caratteristiche sempre più grottescamente superumane: […]

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Chi vi scrive in questo momento è molto affezionato a questa bufala: infatti una delle sue varianti è stata tra i primi testi che ha affrontato.

Stiamo parlando dell’ennesima variante degli Hunza, ovvero Burusci, ovvero i Superman e le Wonder Woman del complottismo. Di racconto in racconto questi Hunza acquisicono caratteristiche sempre più grottescamente superumane: vivono secoli e secoli, le loro donne non hanno mai avuto le mestruazioni in vita loro però improvvisamente partoriscono figli a macchinetta passata le menopausa ed hanno tutte le caratteristiche che un determinato gruppo complottista vorrà dare loro.

Un ortoressico dichiarerà che il segreto dei superpoteri degli Hunza è nella loro alimentazione, un seguace della teoria delle scie chimiche come mezzo di devastazione dell’umanità dirà che sull’Himalaya non passano gli aerei, un nostalgico dei bei tempi andati racconterà la purezza di una vita semplice come viatico per acquisire certi superpoteri che poi Batman in persona viene a portarti nella Justice League… infatti Speedy Gonzales viene a raccontarci ora che

Gli Hunza p sono una piccola popolazione che vive nella parte settentrionale del Pakistan.Hunzas. Si ritiene sia la popolazione più sana e più longeva al mondo; secondo una statistia sono le persone felici sulla terra e non conoscono il cancro. Sono soliti fare il bagno in acqua fredda e danno alla luce bambini anche all’ età di 65 anni.

Il chirurgo britannico Dr. Robert McCarrison. Scrivendo nella AMA Journal ha riferito:°°
“Nel popolo Hunza non si conoscono casi di cancro. Hanno un abbondante raccolto di albicocche. Li asciugano al sole ed lo utilizzano in gran parte come loro cibo “.

Non consumano prodotti alimentari importati, seminano e raccolgono il proprio cibo. Hunzas consumano sempre frutta e verdura cruda, albicocche secche, noci, diversi tipi di cereali come il grano saraceno, miglio e orzo, latte, uova, legumi e raramente formaggio. Non fanno mai spuntini.

Il popolo Hunza mangia un poco e cammina tutto il giorno.

Come da tradizione, gli Hunza non mangiano nulla per un periodo di 2 a 4 mesi. In quel periodo, bevono solo succo di albicocca secca. Questo periodo viene chiamato “Primavera di fame”.
Il popolo Hunza digiuna nel periodo in cui i frutti non sono maturi per il raccolto.
Gli esperti medici affermano che questo periodo di digiuno e la loro dieta è il motivo per cui vivono così a lungo e hanno una vita sana. Si ritiene che probabilmente le elevate quantità di albicocche sono il motivo per cui non soffrono di tumore e / o di cancro. I semi di albicocca contengono la vitamina B-17, noto e potente agente anti-cancro.

Si racconta che alcune persone Hunza abbiano vissuto fino a 150 anni. Grazie allo stile di vita sano e ad una dieta sana hanno un aspetto sempre più giovane e le loro donne riescono partorire a 65 anni di età.

In una storia pubblicata nel 1984 si raccontava dell’arrivo a Londra di un certo Abdul Mbundu. L’uomo, proveniente dal popolo Hunza, arrivato a Londra, ha stupito gli addetti alla sicurezza in aeroporto quando ha mostrato le sue carte riportavano la data di nascita nel 1832.

Gli esperti in un congresso nazionale sul cancro svoltosi a Parigi nel mese di agosto del 1977, riferirono che i dati della “geocancerology” (una scienza che studia il cancro nelle diverse regioni del mondo) mostrano una completa assenza di cancro solo nella Valle di Hunza.

Il buon Speedy Gonzales si è dimenticato di dire che il citato McCarrison aveva compiuto le sue osservazioni nel primo decennio del XXmo secolo, provando poi a riprodurre gli effetti di una dieta frugale sui ratti, osservando effettivamente un miglioramento nelle loro condizioni di salute.

Ma converrete che la frugalità e la continenza siano ottime qualità che però non bastano a garantire l’immortalità, o gli stupefacenti effetti descritti.

Osservazioni successive hanno dimostrato che in realtà i superuomini descritti da McCarrison erano molto umani, e come tali

John Clark, geologo statunitense vive tra gli Hunza per quasi due anni tra il 1950 e il 1951 e nel 1956 pubblica negli Stati Uniti (New York) il libro “Hunza, lost Kingdom of the Himalayas” con una visione un po’ più realistica della popolazione. Durante il suo soggiorno, forte di una preparazione medica di base, cura circa seimila Hunza per varie malattie, dall’impetigine alla malaria alla tubercolosi e avanza dubbi sulla loro longevità: in effetti non esisteva un’anagrafe e gli Hunza contavano gli anni in base alla loro saggezza

Anche gli Hunza dunque si ammalano. Ed anche gli Hunza invecchiano: ma non lo sanno.

Il che rende l’apologo, peraltro senza fonte, dell’Hunza bicentenario che prende l’aereo per sorprendere gli occidentali, quantomeno controverso: ancora negli anni ’50, i Burusci non avevano una vera e propria anagrafe, e tendevano ad attribuirsi gli anni alquanto “a braccio.”

Situazione perdurante ancora nel 1996 quando John Tierney, giornalista del NY Times attirato dal mito di Shangri-La è andato a trovare i Buruscio, scoprendo il vero segreto della loro longevità. L’ignoranza. Semplicemente i Buruscio non sono in grado di computare gli anni:

Il gran segreto della longevità si è rivelato essere l’assenza di certificati di nascita. Gli anziani analfabeti non sapevano quanto fossero vecchi, e tendevano ad attribuirsi dieci o vent’anni in più. L’ho scoperto comparando i loro ricordi con eventi storici realmente accaduti. Gli Hunza non hanno un numero inusuale di centenari ho scoperto, e la loro vita tradizionale non è una formula di lunga vita. L’aria di montagna sembra pura, ma la gente ha sovente speso la sua intera vita in povere capanne di fango inquinate dal fumo dei fuochi all’aperto. Soffrono di bronchite e malattie come dissenteria, tubercolosi, malaria, tetano e cancro. La mancanza di iodio nella loro dieta causa ritardo mentale. I loro figli sono affamati quando a primavera le loro scorte alimentari calano. La durata media della vita nei loro isolati villaggi, secondo uno studio del 1986, si aggira intorno ai 53 anni per gli uomini e 52 per le donne. Le persone più in salute sono quelle che vivono in villaggi moderni vicino alle nuove strade. Lì ci sono camion che portano cibo, vaccini, antibiotici, sale iodato e stufe con ciminiere ventilate. Vicino a quella strada, l’aspettativa di vita sale

Lo stesso Tienerney ricorda un bizzarro dialogo con una vecchina, convinta della presunta “superiorità degli antichi”

Una vecchia donna di nome Bibi Khumari mi ha detto “La gente di oggi sono come matite. Noi eravamo come tronchi d’albero, ed i nostri figli erano così in salute nei bei tempi andati”
“Quanti figli hai?”, le chiesi
“Sedici, ma i primi 13 mi sono morti”
“Tredici morti? Ma non eravate tutti in grande salute nei bei tempi andati?”
“Sì, ma mi hanno maldetto le fate!”, rispose “Ecco perché i miei figli morivano, altrimenti sarebbero stati in salute” Si fermò, poi aggiunse con aria assente “Oggi non ci sono più le maledizioni delle fate…”

Abbiamo quindi un dato medio di 50-60 anni di vita, una mortalità stratificata a seconda delle zone, più elevata in quelle rurali distanti dalla possibilità di procurarsi sale iodato (un bene necessario in alta montagna), vaccini e medicinali e più allineata verso l’alto dove questi emolumenti sono forniti, ed una popolazione di anziani inclini a raccontare di tempi ormai lontani di fate e magie in cui era facile raggiungere e superare i 200 anni, con accenti simili alle nostre narrazioni bibliche di uomini gloriosi e giganti bicentenari.

Oltretutto, l’articolo sposa la sviata idea di Ralph Bircher, figlio di Max Bircher, fautore del crudismo e del Muesli, per cui, secondo il libro Gli Hunza, il popolo che ignora la malattia gli stessi siano rigidamente crudisti ed abbiano bandito carne, latte e formaggi dalla loro dieta.

Niente di più falso.
Come ricorda il citato Mount City:

Data la conformazione del territorio è possibile l’agricoltura su terrazzamenti e poca pastorizia, soprattutto di capre, ma anche di piccoli yak/vacche, che nella stagione calda vengono portati sui pascoli alti che emergono sui versanti esposti a sud delle valli glaciali. In autunno e primavera alle bestie si danno le foglie basse dei pioppi.

Il latte viene in parte consumato fresco, in parte trasformato in burro (ghee) dal sapore forte, conservato per l’inverno.

Gli Hunza quindi consumano latte di Yak, e ne fanno un pungente burro stagionato.

Del resto, se davvero si nutrissero di semi d’Albicocca come panacea di ogni male, dovremmo aggiungere agli acciacchi citati anche un cronico e diffuso avvelenamento da cianuro.

Come al solito, ci tocca purtroppo rivelarvi che non esistono superuomini e supercibi: solo salutari accorgimenti di vita che il vostro medico curante, di concerto con un dietologo, potrà fornirvi giorno per giorno.

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